Il moschetto

Buonasera lettori e lettrici, oggi piccolo approfondimento a tema armi. 

Dato che sto leggendo "I tre moschettieri" di Alexandre Dumas mi sono chiesta:perchè i moschettieri  si chiamano così? Spesso e volientieri infatti ci vengono mostrati nei film come armati solo di spada o di pugnali lunghi, quindi più in generale con armi da taglio. 

Ebbene, come anche nel libro viene specificato più volte, il moschiettiere aveva anche il moschetto (da cui appunto prende il nome).

Anzi, era proprio il tipo di arma che caratterizzava questo particolare tipo di unità militare, formatasi agli inizi del 1600 e particolarmente apprezzata dai re francesi. "I tre moschettieri" ad esempio sono ambientati negli anni 20 del 600. Luigi XIII aveva deciso di armare i carabinieri, chiamati così poichè usavano la carabina, con il moschetto e facendoli diventare Moschettieri della Guardia.

Al corpo militare dei moschettieri dedicherò però un altro post, per adesso concentriamoci sul moschetto e sulle sue particolarità.

Il moschetto è il successore dell'archibugio, una delle primissime armi da fuoco introdotte in Europa, e l'antenato più recente degli attuali fucili a retrocarica, seguiti poi da quelli a pressione.

L'arma in questione è molto simile, anche solo visivamente, all'archibugio, ma presenta delle differenze dal punto di vista funzionale: con il moschetto venne introdotto il calcio, che permise al moschettiere di poggiare l'arma sulla spalla ed avere una migliore precisione del tiro, diversamente dall'archibugio che andava poggiato sul petto. Certo è che il moschetto non era proprio leggerissimo: i moschettieri infatti, per poter sparare più comodamente, utilizzavano il cavallo per poggiare il moschetto e prendere la mira. Non proprio una passeggiata di salute ecco, tant'è che veniva utilizzato solo sul campo di battaglia. Divenne infatti un'arma d'ordinanza in tutti gli eserciti europei fino al 1830 circa, periodo in cui cadde in disuso e venne introdotto il fucile a retrocarica (molto più agevole e funzionale).

Una piccola particolarità, prima di passare ai meccanismi che regolavano il moschetto.        

Il termine "moschetto" in Italia venne riutilizzata durante il regime fascista per indicare il carcano Mod. 91, una versione con la canna più corta del fucile d'ordinanza dell'esercito italiano, poi mantenuto in uso anche dopo la caduta del regime.


Il moschetto conobbe ben tre sistemi di fuoco, in ordine cronologico:

  • meccanismo a miccia
  • meccanismo a ruota
  • meccanismo a pietra focaia

Il primo è sicuramente il più lungo, complicato e meno efficace di tutti: spesso infatti i colpi non andavano a segno e i moschettieri dovevano  trovarsi ad almeno 50 metri dal nemico per sperare di riuscire a colpirlo. Può sembrare molto, ma in  battaglia è pochissimo. Utilizzavano perciò la formazione chiamata tercio: i moschettieri erano posti a quadrato con al centro un'unità di picchieri: questo permetteva di portarsi a una distanza di tiro utile poiché, nel caso in cui i moschettieri fossero caricati dalla  cavalleria nemica, questi si rifugiavano dietro alla formazione di picchieri, che erano in grado di respingere i cavalieri sia grazie alla lunga asta in loro possesso, sia allo specifico addestramento. Da specificare che anche se i colpi non andavano a segno, i moschetti producevano un rumore tale da spaventare i soldati nemici demoralizzandoli.

Il secondo invece applicava lo stesso sistema dell'attuale accendino, ma per l'epoca era costoso e delicato, rendendolo inadattato alla guerra. Venne invece molto utilizzato nelle prime pistole e nelle carabine dei reparti di cavalleria.

Il terzo meccanismo invece cadde in disuso intorno al 1830, anno in cui prese piede il fucile. In questo sistema si utilizzava la cartuccia (chiamata così perchè fatta di carta e contente polvere e una pallina di piombo): una volta estratta dalla cartuccera, si strappava la chiusura con i denti e si riempiva lo scodellino, coprendolo con la martellina.Si infilava poi il resto della cartuccia con la palla sulla sommità nella canna dell'arma; dopo di che sfilava l'astina/ calcatoio dall'alloggiamento sotto la canna e lo pigiava a fondo nella canna. Si armava il cane che, una volta tirato il grilletto,  batteva sfregando contro la martellina generando scintille: queste infiammavano la polvere dello scodellino che diffondeva il fuoco nella culatta causando l'esplosione della carica principale.Anche questo un sistema complesso, ma più efficace di quello a miccia e meno costoso di quello a ruota. I moschettieri più bravi potevano sparare fino a tre volte consecutive, per poi attaccare con la baionetta.

Concludo qui l'approfondimento sul moschetto! Non è particolarmente lungo, ma ho preferito introdurre prima l'arma che ha dato il nome ai moschettieri per poi poter parlare esclusivamente di loro. Il prossimo post avrà un taglio più storico.

Spero lo abbiate trovato interessante e a presto!

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