Recensione “Delitto e Castigo”


 

 Allora premetto che scrivere di questo romanzo è difficile, ma d’altra parte lo è sempre quando si affrontano opere di questo calibro. Ci sono talmente tante cose da dire e da affrontare che anche mantenere un ordine non è facile, si rischia di perdersi e di farsi travolgere. Ho terminato il libro ieri notte e stavo già per iniziare a scrivere quando mi sono detta “No aspetta, meglio scriverla domani con più calma”. E credo di aver fatto la scelta giusta.

L’opera di cui vi parlo oggi è “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Pubblicato nel 1866 e letto nell’edizione della Feltrinelli. 

 

 Trama

 

La trama in realtà non così complessa come si può pensare: il romanzo parla di Raskol’nikov, ex studente di giurisprudenza di ventitré anni che vive a San Pietroburgo in condizioni di indigenza. La povertà lo porta a entrare in rapporti con una vecchia usuraia, vedova di un funzionario, spilorcia e crudele anche nei confronti della stessa sorella. Preso da un impeto di rabbia (come si definisce nel romanzo “febbre celebrare”), Raskol’nikov decide di uccidere la vecchia. Da qui in poi é l’anabasi, ovvero la discesa verso il basso del protagonista. Si intrecceranno alla sua storia anche altri personaggi, ma di cui non parlerò in questa recensione per evitare gli spoiler (farò una recensione a parte). Preferisco concentrarmi sull’aspetto che domina in questo romanzo: quello psicologico. La storia a prima occhiata puó sembrare quasi un giallo, ma in realtà è molto più complesso. 

 

 Analisi del protagonista.

 

Raskol’nikov non è un uomo stupido, anzi è molto intelligente: orgoglioso, ambizioso, sprezzante, ironico, caritatevole anche (compie infatti molte azioni buone nella sua vita), ma commette un errore molto grave. 

Si sopravvaluta. 

Crede di essere un Napoleone, un uomo “straordinario” (e qui si può notare un parallelismo con il Superuomo di Nietzsche) a cui non avrebbe pesato un omicidio. Crede che basti essere solo più intelligente e furbo per non avere i sensi di colpa e zittire la propria coscienza. Cerca in continuazione di giustificarsi,ma non aveva fatto i conti con la sua paranoia di essere scoperto. Non aveva semplicemente fatto i conti con se stesso.La sua azione in effetti può essere quasi giustificabile, lo giustifica il lettore stesso:in fondo ha ucciso un’usuraia, una donna odiata da tutti e che tutto avrebbero voluto ammazzare. Si gioisce anche quando finalmente Rodja ammazza la vecchia e qui si entra in un’altra discussione, affrontata anche da alcuni personaggi del libro durante un dibattito: cosa è il delitto? Si può considerare “delitto giusto” quello compiuto da Raskol’nikov? E sono delitti giusti anche quelli compiuti dai grandi della storia, che hanno dovuto per ragion di cose uccidere per raggiungere i propri scopi? Oppure quello di Raskol’nikov è “meno giusto” perché compiuto da un uomo normale che si crede straordinario?

 Raskol’nikov peró non uccide per ragioni economiche, quello è un motivo superficiale, che usa anche lui all’inizio, ma le ragioni vanno ricercate più in profondità, nella morale che porta l’individuo ad affermarsi attraverso il diritto sulla vita altrui.
Quello affrontato in “Delitto e castigo” é il travaglio psicologico di un uomo che ha compiuto un delitto, che lo porterà a sfiorare la pazzia, ma che trova nel castigo (perché si, avrà il suo castigo) la sua catarsi. Trova nella sofferenza stessa la salvezza ed è lo stesso autore a darcene una indicazione, citando spesso il nuovo testamento e in particolare la storia di Lazzaro, la cui morte e rinascita sono parallele a quelle spirituali di Raskol’nikov.

 

Stile 

 

 Nel romanzo vengono affrontati anche tanti altri temi: la vita familiare, il contrasto tra ateismo e fede quasi fanatica, l’attività rivoluzionaria e una velata critica nei confronti del capitalismo.
Insomma si trova tutto, è completo.
Lo stile poi è impeccabile: tiene incollato il lettore alle pagine e ha anche questo strano effetto che solo Dostoevskij sa creare: ti legge dentro. Il nostro caro Fedor non risparmia il protagonista dalle sofferenze, ma nemmeno chi legge è esentato dallo scoprirsi insieme al protagonista e a soffrire anche in questo processo. Si viene rivoltati da dentro ed è sempre una esperienza quasi traumatizzante leggerlo. Sarà per questo che ho amato così profondamente questo romanzo.

 

A chi consiglio questo romanzo? 


Personalmente consiglio questo libro a chi ha toccato il dolore con mano e si è rialzato più forte di prima. Lo consiglio soprattutto a chi non ha pregiudizi, a chi non ha fretta, a chi vuole rigenerarsi. 

 

Frase preferita 

"La sofferenza , il dolore sono l'inevitabile dovere di una coscienza e d'un cuore profondo. Gli uomini veramente grandi, credo,  debbono provare su questa terra una grande e generosa  tristezza.”


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