Recensione “Fahrenheit 451” di R. Bradbury
Scritto nel 1953 ed edito Mondadori
Trama
É un distopico ambientato in un non ben precisato futuro, sicuramente dopo il 1960, e in questo mondo è un reato possedere o leggere un libro. È stato perciò snaturato il ruolo dei pompieri: da coloro che spengono il fuoco diventano coloro che invece danno fuoco ai libri, distruggendoli per sempre.
Analisi del protagonista
Di questo corpo speciale fa parte il
protagonista del romanzo: Montag, un uomo infelice della sua vita
alienata, con una moglie che è totalmente indifferente e un lavoro di
routine. La sua vita monotona viene però sconquassata dall’incontro con
una giovane ragazza, Clarisse, che è diversa da tutti gli altri e fa
accendere in lui un altro fuoco: quello della scoperta del sentimento e
di una vita diversi dal normale. Montag scopre che esiste un mondo fatto
di luce, di meraviglia e di stupore autentico differente da quello che
la società tecnologica impone loro.
Si accende in lui un altro
fuoco, diverso da quello che appicca per bruciare i libri: quello della
rabbia, del “turbamento”, dell’angoscia, della meraviglia. Si accende il
fuoco della vita e arriva a comprendere quanto ciò che lui fa ogni
giorno è sbagliato. Quanto bruciare un libro non comporti solo il metter
fine all’esistenza di un oggetto, ma anche di tutta l’esistenza che un
essere umano ha dedicato per poterlo scrivere e nel portarlo così a
termine. Montag entra in contrasto non solo con un sistema di valori che
lo ha portato a diventare un pompiere, ma anche con l’intera società e
questo lo fa entrare totalmente in crisi. Si trova improvvisamente
caricato da una energia che non sa come canalizzare per riuscire a
scrollarsi di dosso tutto ciò che lo ha portato a vivere in un mondo
grigio e infelice.
La rappresentazione di quel mondo che lui vuole
distruggere è sua moglie, Mildred: una donna totalmente sconnessa, come
tutti del resto, dal mondo. Non dalla realtà, ma dal mondo in se per se.
Passa le sue giornate in quella che mi ha ricordato tanto la caverna
del mito di Platone: un soggiorno tv in cui le pareti sono enormi
schermi che la fanno restare in contatto con la sua “famiglia”. Non si
chiede mai chi siano questi “parenti”, ma la fanno stare bene. Vive
perciò in una totale alienazione:non cerca infatti realmente contatti
umani, ad esempio con il marito (mai un abbraccio o un qualsiasi gesto
d’affetto), ma si scontenta di quelle voci oltre lo schermo.
Per quanto riguarda lo stile, che dire, impeccabile e particolare. È ricco di riferimenti ad altre opere letterarie e filosofiche, nonché di citazioni (tranquilli stanno tutti a fine libro).
“Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche.”

Commenti
Posta un commento